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Il senso cattolico del matrimonio

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PERCHÉ CI SPOSIAMO?

In tutti i paesi del mondo e anche nelle culture più antiche, il matrimonio è sempre stato considerato un fatto di grande rilievo sociale e religioso.
Soltanto nella nostra epoca - profondamente segnata dall'individualismo e dal soggettivismo - molti giovani provano come un sospetto verso tutto ciò che chiede una legittimazione sociale.


Il matrimonio interessa tutti, appartiene all'umanità e si fonda sui valori fondamentali che stabiliscono l'esistere della società stessa: la fedeltà, la sincerità, l'amore, la gioia e la festa, l'uso dei beni fondamentali, il rispetto delle persone e delle istituzioni, l'aiuto nelle difficoltà...
Ciò che gli sposi costruiscono (il loro amore, i figli, il lavoro, la casa, i valori che trasmettono) va molto al di là della loro esistenza.
Ogni famiglia è aperta sull'infinito: sia nel bene che nel male.
L'amore e la fedeltà degli sposi, come i diritti e i doveri dei figli, richiedono una garanzia sociale che supplisca alle carenze che spesso si riscontrano nelle famiglie.
Chi tutela i diritti di un coniuge tradito e abbandonato, o di figli lasciati al loro destino?

PERCHÉ CI SPOSIAMO IN CHIESA?

Ci sono dei motivi che - per fortuna - vanno scomparendo:

  • lo vogliono i nostri genitori, i nonni, la zia...
  • siamo stati battezzati cristiani, perciò vogliamo sposarci da cristiani.
  • in chiesa la cerimonia è più bella: fiori, musiche, addobbi, una chiesa artistica, antica, un santuario tanto devoto!
  • è la tradizione dei nostri paesi; chissà che cosa direbbe la gente, se ci sposassimo in municipio...


I motivi che hanno valore cominciano a farsi strada, ma non sono avvertiti che dai giovani più avveduti o più preparati:
è una scelta di fede: ci sposiamo in chiesa perché siamo profondamente credenti in Dio, in Gesù Cristo suo Figlio; crediamo che è risorto e che anche noi risorgeremo con Lui, e che il nostro matrimonio è già un segno anticipatore della nostra risurrezione.
è la scelta di appartenere a una comunità: siamo chiamati a vivere - come credenti e praticanti - i vari momenti di questa famiglia dei cristiani che è la Chiesa. Dal Battesimo alla Messa domenicale, dalla preghiera alla confessione, oltre agli incontri che caratterizzano la vita di una comunità credente, noi viviamo già (o vogliamo sinceramente cominciare a vivere) la vita cristiana con le altre famiglie che frequentano la parrocchia.
è la scelta di Gesù Cristo: anzi , non siamo tanto noi che abbiamo scelto Lui; abbiamo piuttosto scoperto che è stato Lui a scegliere noi, a chiamarci insieme: è entrato nella nostra vita!


CHE COSA É L'AMORE?

L'amore non lo si comprende con le definizioni scritte sui libri.
L'amore lo si impara vedendolo, vivendolo, accogliendolo.
E' vita che si trasmette da persona a persona: con l'esempio e attraverso la sofferenza e la rinuncia.
L'amore è dare, non prendere. Prima ancora che dare, è essere. L'amore non mette uno sopra o prima dell'altro; l'amore tende a unire, l'amore fa essere uguali, pur nella diversità dei caratteri.
L'amore fa crescere: non nell'esteriore, ma dal di dentro, nel cuore, nella capacità di soffrire, di reagire al male, di costruire il bene. L'amore è dolce e forte. E misericordioso, perciò esigente.
L'amore lo si impara gradualmente, con pazienza e umiltà; non si avvilisce davanti agli insuccessi ma ricomincia sempre da capo, generosamente.
I fidanzati non credano di arrivare tanto presto a capire l'amore e a viverlo profondamente. Quando si è arrivati a una discreta maturazione dell'amore - quando cioè si è capaci di fare grosse rinunce per il bene dell'altro - allora è giunto il momento di sposarsi.
Fare l'amore prima del matrimonio è un grosso sbaglio (la coscienza cristiana lo chiama giustamente peccato). Arrivare presto a unirsi sessualmente fa sì che l'attrazione sessuale prevalga sull'amore, e cambi il dono in egoismo, ricerca di sé.
E facile fare l'amore, è molto più difficile amare veramente.

E CHE COSA É IL SESSO?

Il sesso è una stupenda forza a servizio dell'uomo, per far crescere il suo amore fino all'unità perfetta del corpo e dell'anima.
Nel progetto di Dio, il sesso è di aiuto all'amore, lo aiuta a esprimersi. Il sesso non è per l'egoismo , ma per il dono: non è per me, ma per te.
'Maschio' e 'femmina' sono due modi - distinti ma complementari - di essere persona.
Non due realtà che si aggiungo no l'una all'altra o si sovrappongono, e tanto meno si contrastano; ma una realtà nuova, una sintesi unitaria. Le potenzialità del sesso sono enormi, ma hanno dei limiti; i limiti stessi segnati dall'amore. E bene quando il sesso serve l'amore; è male quando lo impedisce o lo mortifica. Per questo, va educato soprattutto l'amore, perché sappia servirsi del sesso e non servire al sesso.
Solo giovani capaci di coltivare sapientemente l'amore-dono, sono in grado di capire e di guidare la forza del sesso. Soltanto quando uno ha una grande padronanza di un motore, lo può lanciare ad alta velocità. Il sesso ha anche una funzione essenziale per la trasmissione della vita. Non si chiude in se stesso, ma tende a sprigionare nuove esistenze.
Il sesso presiede l'amore e la procreazione. Non sono due potenzialità diverse: esse si richiamano l'un l'altra. Il comando di essere fecondi riguarda anche l'amore tra i coniugi ed è radicato nella stessa fecondità dell'amore divino.

I FIGLI

Anche se tra Dio che crea e Adamo ed Eva che generano c'è un abisso incolmabile è pur vero che l'uomo e la donna - quando mettono al mondo un figlio - si avvicinano molto al gesto di Dio creatore. Generare è sinonimo di pro-creare. Come creare, generare è sognare, proiettarsi oltre la propria esistenza per prolungarla , per estenderla, quasi per reinventarla.
Oggi - per l'esasperata preoccupazione di conoscere e di imbrigliare le forze genetiche e biologiche - si è perso il senso poetico, che è il più vero, della generazione-procreazione.
L'aborto non è solo frutto di decadimento morale: è pure la conseguenza dell'aver ridotto la procreazione al fatto biologico: sono state uccise la poesia, la fede nella vita, la gioia di dar vita ad altri: «voglio che tu esista!»
Già dall'inizio del fidanzamento, i giovani devono prepararsi a capire il dono meraviglioso della trasmissione della vita.
Tuttavia, i loro figli non saranno loro, ma della società, della Chiesa , del mondo, saranno del domani della storia.
Saranno soprattutto di Dio, dell'eternità! Il modo migliore per far maturare l'umanità sta nell'investire in nuove generazioni, preoccupandosi di tramandare, intatta e perfetta, l'immagine e a somiglianza: dell'uomo e di Dio. In questa prospettiva, diventa più facile convincere della bontà di una politica demografico fondata non sulla paura che cresca il numero delle bocche da sfamare, ma sulla speranza di far crescere "in età e sapienza" la grande famiglia umana. Il vero male non soni i tanti figli, ma il poco amore!


EDUCARE I FIGLI

Educare non è una professione, è una missione. È un'arte. Del vero e del bene. Educare è innanzitutto essere, quindi amare e perciò dare; solo alla fine si arriva a dire, a parlare. Fa parte della vera educazione anche saper tacere. Non educa, chi crede di educare i figli imponendo un proprio progetto, anche se bello e intelligente. I progetti sui figli li fa il buon Dio, creando direttamente l'anima di ciascuno e dando le capacità per decifrarli, con a collaborazione dei genitori. Educare significa pertanto: aiutare i figli a conoscersi, a riconoscere Dio, e così autoeducarsi, autodeterminarsi e sapersi giudicare (approvazione o condanna) secondo verità. Genitori e figli sono entrambi discepoli dell'unico Dio e Maestro Gesù Cristo. Pur con diversi ruoli, genitori e figli si aiutano a conoscere, ad amare e a fare la volontà del Signore. Si educa con, per educare a. Con l'amore, si educa ad amare. Con la parola, a parlare. Con il silenzio, a tacere. Con la preghiera, si educa a pregare. Con la coerenza, si educa a essere coerenti. Con l'austerità, si educa a sapersi accontentare. Con la gioia, sì educa a vivere sereni e schietti. Con la misericordia, si educa a perdonare. Con la severità, si educa a non essere vili. Facendo l'esperienza dell'educazione dei figli, i genitori imparano a correggere i propri difeffi.
L'educazione non è mai a senso unico. I genitori educano i figli. I figli, i genitori.

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